13-05-2020 SALUTE E/O ECONOMIA?

Iniziamo questa seri di articoli degli iscritti con questo del collega Andreola. Si tratta di riflessioni sul trattamento delle infezioni da coronavirus.

13-05-2020 SALUTE E/O ECONOMIA ?

Buon giorno a Tutti.
Continua la fase 2, con la situazione relativamente stabile anche se non del tutto tornata nella norma.
L’interesse generale sta concentrandosi sulla ripresa delle normali attività.
Sulla bilancia dell’epidemia il peso si è decisamente spostato dal piatto della terapia a quello della situazione economica e del lavoro; nel mondo ormai si discute quasi esclusivamente della ripresa economica, delle difficoltà finanziarie e lavorative che hanno milioni di persone: problemi giganteschi, la cui soluzione impegna i governi e le istituzioni ed i cittadini di mezzo mondo.
Al tempo stesso anche la gestione dell’epidemia del covid 19 è divenuta sempre di più un problema economico.
In parte lo era stata dall’inizio per l’impatto dell’epidemia sui costi per i sistemi sanitari e le scelte ondivaghe e ritardate per non mettere in lockdown parti del paese economicamente trainanti.
Da molto presto il virus è stato l’occasione per spingere le industrie del farmaco, le cosidette Big Pharma, alla corsa per la sintesi di nuovi farmaci e o di un vaccino efficace.

Ma molte volte più che una corsa per salvare vite, la ricerca di soluzioni praticabili è sembrata una battaglia
commerciale e di marketing; una lotta senza risparmio di colpi tra chi avesse per primo trovato il farmaco efficace.
Tutti gli aspetti legati alla prevenzione o all’utilizzo di terapie tradizionali o con farmaci già presenti sul mercato sono state snobbate e del tutto trascurata ogni sperimentazione su quelle terapie in grado di bloccare il virus nei primissimi giorni del contagio.
Le Big Pharma, che solo nel 2016 hanno fatturato più di 1000 miliardi di dollari, unico comparto industriale i cui ricavi sono in crescita costante ed esponenziale, al riparo da qualunque terremoto finanziario, oggi si scontrano nell’impresa di commercializzare il loro prodotto prima di altri.
Questo è normale in una normale e corretta competizione di mercato ma alcuni aspetti di questa competizione sembrano poco trasparenti ed hanno dato adito a diverse critiche.
Ci sono state molte controversie in tutta la epidemia coronavirus; non solo per l’assoluta sottovalutazione della
prevenzione e per l’ignoranza di tutte le terapie tradizionali, nonostante queste siano state utilizzate e spesso con
successo proprio in Cina, nazione dove la medicina tradizionale ha pari dignità con quella moderna.
Ma anche verso terapie già largamente in uso come antiinfiammatori, azitromicina, cortisone, antimalarici ed eparina utilizzate spesso con successo ma solo per iniziativa di singoli professionisti o di alcuni gruppi di medici.
Vedi l’esperienza dei medici lombardi https://www.panorama.it/news/salute/curati-casa-clorochina
Terapie ed esperienze che sono mai state menzionate dagli esperti comparsi di continuo in TV né tantomeno previste per sperimentazioni o protocolli terapeutici come la clorochina, l’eparina etc. Queste sono notizie ormai passate.
Voglio invece parlare di quella polemica sollevata dai media nei giorni scorsi per terapia del plasma iperimmune e lo
scontro tra DeDonno (primario dell’Ospedale di Mantova) e Burioni virologo esperto ed ospite fisso dei programmi
televisivi.
Già dal mese di marzo si è osservato che alcuni pazienti affetti da COVID molto gravi, anche in stadio terminale, erano in grado di migliorare sorprendentemente con la somministrazione del plasma prelevato da soggetti guariti.
In seguito a queste evidenze pubblicate già da alcuni studi cinesi, le terapie intensive di alcuni ospedali in prima linea nella lotta contro le manifestazioni più serie della malattia hanno cominciato in maniera prudente a sperimentare il plasma iperimmune.

In Italia l’ospedale Spallanzani e gli ospedali di Mantova e Pavia, ad oggi più di 50 pazienti, hanno avviato la
sperimentazione ed i risultati sono stati molto positivi, tanto da far dichiarare al Prof De Donno primario della terapia intensiva di Mantova di aver finalmente trovato la cura.
” Trovata la terapia, 48 pazienti tutti guariti” https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/21/coronavirus-professor-de-donno-plasma-unico-farmaco-e-molto-piu-potente-di-un-vaccino-e-difende-ricciardi-da-attacchi-politici/5777181/
Sorprendentemente la buona notizia è stata accolta tiepidamente da altri esperti, per primo il Prof. Burioni, noto per le sue battaglie avverse alle terapia non tradizionali, omeopatiche o naturali, ma sopratutto conosciuto per essersi scontrato con i cosidetti “no vax”, movimento di opinione che si è battuto, a volte in maniera forse esagerata, contro le vaccinazioni.
Il Prof Burioni ha sostenuto che la terapia al plasma poteva anche essere efficace, anche se non c’erano dati certi, ma non era applicabile su scala di massa per l’insufficiente numero di donatori. Inoltre ha aggiunto che il plasma in qualche caso poteva essere anche pericolosa.
Al plasma iperimmune andava preferita la terapia con immunoglobuline prodotte sinteticamente tramite l’ingegneria genetica, più sicure e certamente producibili in quantità illimitata dall’industria farmaceutica.
Ma ciò che lascia perplessi è che il Prof Burioni ha dichiarato che il plasma iperimmune sia costoso (la quantità di
plasma necessario, 200ml, costerebbe circa 80-90 euro) e difficile da produrre. Normalmente i servizi trasfusionali sono in grado di lavorare senza grandi problemi le sacche di sangue da trasfondere ai pz con anemie o altre forme di disturbi ematologici, assicurando anche una sicurezza assoluta e l’assenza di sostanza tossiche o infettive, tipo virus dell’epatite o dell’HIV.
Intanto il lavoro di De Donno e l’ospedale di Pavia è stato pubblicato su Clinical trials.gov sito finanziato dal governo degli Stati Uniti, include studi da tutto il mondo è indirizzato ai pazienti, ai sanitari, ai ricercatori. La pubblicazione di uno studio clinico ratifica la serietà ed il rigore delle sue conclusioni in altre parole della sua credibilità.
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04321421?cond=COVID+plasma&cntry=IT&draw=2&rank=1
Big Pharma è il cartello che riunisce in se tutte le più grandi multinazionali del farmaco, ovvero la potentissima lobby che detiene il monopolio delle cure sulla nostra salute.Queste multinazionali stanno investendo una mole enorme di denaro per i vaccini, attualmente sono oltre 80 vaccini in corso di sperimentazione contro il COVID-19.

Ma queste ricerche presentano alcuni problemi: in primis tutti i vaccini fabbricati in fretta si sono storicamente rivelati poco efficaci o addirittura dannosi per la salute.
Secondo, un ipotetico vaccino contro un virus che muta rapidamente, com’è il coronavirus, ha poche chance di essere efficace.
Per ovviare a ciò si sta sviluppando in alternativa la ricerca di una terapia con le immunoglobuline sintetiche. (le stesse Immonoglobuline che altro non sono che gli anticorpi che insieme ad altri composti sono naturalmente presenti nel sangue di pz guariti da Covid).
In particolare la ricerca industriale si è concentrata sulla sintesi di due anticorpi, quelli che si ritiene abbiano la capacità di impedire al nuovo coronavirus di entrare nella cellula e infettarla.
Gli anticorpi riconoscono una parte della proteina “Spike” quella che nell’immagine del virus è sulla superficie, quelle punte a forma di uncini, che sono le chiavi d’accesso per aprire le serrature presenti nelle cellule umane ed infettarle.
Gli anticorpi bloccano questa “chiave” e la rendono inutilizzabile.
Burioni con il suo collega Novelli aveva già pensato ad iniziare la sperimentazione con centri di ricerca negli Stati
Uniti, il Canada e l’India. Tor Vergata e lo Spallanzani.
Per questo sembra che la notizia dell’efficacia della terapia con il plasma iperimmune pubblicata da De Donno lo abbia preso in contropiede. Di certo il dibattito sarà ancora articolato, ma è necessario che questo avvenga con la diffusione di notizie in grado di essere chiare se non a tutti almeno ai medici. Le terapie sono molteplici e vanno valutate sulla base della loro efficacia e non soltanto per questioni di farmacoeconomia.

Saluti dr. Andreola

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