Epidemia oggi come nel 430 a.C.



Questo video è interessante perché riguarda anche le MNC. Il bravo relatore (il Dott. Fabio Copani) alla fine del filmato pone l’accento sull’angoscia che deriva dall’affrontare una situazione nuova.
Quello che non viene detto è la grande crisi che si trovava ad affrontare la medicina greca alla fine del V secolo a.C. che coincide e viene confermata dalla cosiddetta ‘Peste di Atene’. Le dinamiche che Ippocrate con la sua medicina’ razionale’ rispetto alla ‘antiqua medicina’, trovano una corrispondenza tra quella che oggi chiamiamo medicina scientifica e il modello empirico-sapienziale delle MNC. Il problema è identico oggi come allora.
All’inizio della pandemia si è ripetuto quello che è l’istinto di cura del medico quando non sa e ricorre all’esperienza pratica come ai tempi di Tucidite. Nei primi del 2020, all’inizio della pandemia, per curare i malati si è provato di tutto e di più ma con scarso successo e ancora oggi non c’è un indirizzo chiaro di terapia e quello ‘consigliato’ (potremmo dire di fatto imposto dalle autorità) non trova concordi grandi gruppi di medici anche molto bravi ed affermati.
Per i medici è spesso difficile rinunciare alla ‘certezza’ che deriva dalla loro esperienza e spesso questa certezza è fallace. Raggiungere un consenso oggettivato è difficile specie se è ‘disturbati’ da manovre di potentati politici, economici e farmaceutici. A queste situazioni nuove e ignote, come allora la peste di Atene, saremo sempre costretti a rispondere con approssimazioni anche sofisticate, ma pur sempre approssimazioni dovute alla natura stessa della medicina che non sarà mai una scienza esatta.
Però, per ora, sosteniamo le approssimazioni perché è l’unica cosa che abbiamo, ma rispettiamo anche l’esperienza dei medici.
Comunque sia oggi ci sta andando meglio che allora. Ricordiamoci sempre che come ai tempi di Tucidite, oggi oltre 400 medici sono morti sul campo, e per usare le stesse parole di allora, perché “più di tutti si avvicinavano ai malati”.

 

I SINTOMI DELLA PESTE AD ATENE
Ecco la descrizione dei sintomi della peste di Atene.
“Senza causa apparente le persone colpite venivano prese da “violente vampate di calore alla testa” (kephales thermai) con “arrossamenti (erythemata) e infiammazioni (phlogosis) agli occhi e tra le parti interne la faringe e la lingua erano subito sanguinolente (haimatode) ed emettevano un alito insolito e fetido (dysodes)”. Successivamente starnutivano (ptarmos) e poi “il male scendeva nel petto accompagnato da una forte tosse” (bex). Se il morbo colpiva lo stomaco (kardia) lo sconvolgeva con grandi sofferenze e vomito biliare (chole). I conati di
vomito producevano violente convulsioni (spasmos) ed “esternamente il corpo non era troppo caldo a toccarlo, né era pallido ma rossastro, livido e con eruzioni di piccole pustole (phlyktaina) e di ulcere (helkos). L’interno invece bruciava e i malati non sopportavano di essere coperti, sopportavano solo di esser nudi e volevano gettarsi nell’acqua fredda in preda a una sete (dipsa) inestinguibile. La difficoltà di riposare e l’insonnia (agrypnia) li affliggevano continuamente. Il corpo però non deperiva. La maggior parte dei malati moriva il nono o il settimo giorno ma se superavano questa fase la malattia scendeva nell’intestino (koilia) producendo una violenta ulcerazione con diarrea (diarrhoia) liquida e poi decedevano”. Il morbo colpiva anche le estremità (acroteriai) e gli organi sessuali (aidoia) e molti scampavano con la perdita di queste parti e alcuni anche degli occhi.
Quelli che sopravvivevano venivano colti da amnesia (lethe) e perdevano la conoscenza di sé stessi e dei loro familiari. “